“La gente di Taranto ha mostrato non comuni doti di equilibrio nel giudicare il progetto politico proposto dalla folta schiera di liste civiche, ritenendolo poco credibile. Altro che molle, piuttosto, saggia tarentum!”
Così attacca Giancarlo Turi, segretario generale UIL Taranto, nella sua riflessione sul primo turno delle amministrative nel capoluogo Jonico.
Prosegue, in sintesi, “Bassa affluenza alle urne e voto fortemente frammentato (in taluni casi disgiunto) giungono al termine di una campagna elettorale

fin troppo modesta, mai decollata, che non ha trattato (anzi, non ha neanche sfiorato) alcuno dei temi ‘caldi’.

La questione ILVA, il conclamato deficit di sanità, le esangui finanze comunali, i bassissimi livelli occupazionali, il degrado urbano, la carenza di progetti di sviluppo seri e credibili, non sono stati i temi da discutere, a testimonianza di una campagna elettorale mal preparata e di un dibattito cittadino vissuto esclusivamente sui media.

Un progetto civico nasce dalle coscienze di quei pochi (ma autorevoli) esponenti, che irrompono prepotentemente sulla scena, dettando l’agenda alla politica, tracciando soluzioni originali ed innovative ed aggregando gli esponenti migliori di quella società civile che, orgogliosamente, tenta di imporre la più ampia discontinuità con il passato quale antidoto alla sterile litania dei partiti tradizionali, ormai, svuotati di un autentico consenso popolare.

A Taranto, le cose sono andate così e, sprezzante e netto, è arrivato il giudizio popolare, quello sì inappellabile.
Ma c’è un altro punto sul quale occorre porre un’attenta riflessione: il movimento che si presentava come la prosecuzione, ideale e materiale, dell’Amministrazione uscente, è andato incontro ad un’autentica débâcle.

Gli analisti tracceranno, nel tempo, un profilo politico più puntuale dell’azione del Sindaco Stefano e della sua ‘Giunta-spezzatino’.

Dicevamo di civismo di facciata, costruito in modo approssimativo e frettoloso.
La sfida vera, alla quale saranno chiamati i duellanti finali, è quella di dimostrare di sapersi affrancare dai protettorati di turno, proponendo un’azione politica propria, in grado di risolvere i problemi che affliggono i cittadini.

Il futuro primo cittadino dovrà saper ricostruire quel clima di fiducia, ormai dissolto, dialogando con tutti (istituzioni, partiti, partenariato sociale, movimenti) e confrontandosi, in modo chiaro e diretto, su tutte le questioni che si incrociano con i destini della Città.

Dovrà saper dimostrare di giocare di squadra, circondandosi di specialisti e di alte professionalità dei diversi ambiti (che, state tranquilli, a Taranto esistono).

Dovrà acquisire quella autorevolezza necessaria per porsi come interlocutore del governo regionale, di quello nazionale e di una classe di imprenditori autentici, dei quali, tuttavia, non si intravvedono, ancora, i tratti.

Ai due sfidanti, l’augurio, più affettuoso ed interessato, di riuscire a realizzare questi obiettivi nel più breve tempo possibile: la Città aspetta segnali veri, subito.

Se ciò si realizzasse, saremo davvero felici di riconoscerlo ed i primi ad apprezzarlo.

1° MAGGIO A TARANTO

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