IL SUMMIT IN MUNICIPIO SEGNA LA RIPRESA DEL CONFRONTO
COMUNE E PROVINCIA RACCOLGONO LE SOLLECITAZIONI DEL SINDACATO
"Un po’ per caso, un po’ forse anche per l’effetto delle crisi economiche che obbligano ad aguzzare l’ingegno, Taranto riscopre un suo presidio produttivo “storico” in grado di innescare un processo di sviluppo estremamente ampio ed articolato e che, se correttamente diretto, può coniugare molte delle vocazioni delle quali il territorio dispone". Così Giancarlo Turi nel suo recente intervento pubblicato il 24 febbraio da "La Gazzetta del Mezzogiorno".
"In verità, tale riscoperta è cominciata circa quattro anni fa, quando il Governo Renzi, nel tentativo di emancipare Taranto dalla monocultura dell’acciaio, entrata peraltro in crisi per l’insostenibilità ambientale, varò la Legge n.20/15 con l’intento di riqualificare, di bonificare, ma anche di reperire nuove fonti suscettibili di produrre reddito e occupazione".

- La nota di Giancarlo Turi

- RS "Taranto e il suo Arsenale" - Gazzetta del Mezzogiorno - 24FEB2019


"Per la realizzazione di tali obiettivi venne quindi strutturato quel Contratto istituzionale di sviluppo (CIS) che inserì tra i presidi economici da potenziare anche l’Arsenale Militare. E lo fece in modo bivalente: da una parte finanziando, con 37,2 milioni, le opere infrastrutturali (quelle contenute nel Piano Brin); dall’altra intravedendo l’originalissima (ma, mai troppo condivisa) opportunità di valorizzare, con un finanziamento di 35,45 milioni, alcune aree storiche interne al sito stesso (vecchie officine). Nacque così l’idea della creazione di un sito museale da aprire al pubblico".

Conclude "Si tratta di questione prioritaria, che va discussa subito, anche perché le uscite di personale non compensate (in questo quota 100 non aiuta di sicuro) determinano un black – out generazionale che impedisce la trasmissione di importanti competenze e professionalità. Parliamo pur sempre di un’industria di carattere pubblicistico, che va preservata nel suo assetto organizzativo.
Dal punto di vista imprenditoriale, poi, le manutenzioni navali, già aperte alle navi mercantili, vanno implementate e ad esse vanno affiancate anche altre attività: decommissioning, cantieristica, diportistica le possibili frontiere, attività da svolgere magari in sinergia con le altre realtà industriali presenti sul territorio (MITTAL, YILPORT, LEONARDO).
L’Arsenale costituisce un tassello importante, che si integra perfettamente nel tessuto economico ionico, completandolo e consolidandolo anche da un punto di vista storico – sociale; esiste ed opera dal 1865, con una dotazione di personale di oltre quattromila addetti tra militari, civili e indotto ed è la seconda realtà produttiva del territorio per numero di addetti, seconda solo all’Ilva.
Taranto e il suo Arsenale possono tornare ad essere un binomio inscindibile. Ma questa volta l’operazione riesce solo se si ripropone in chiave di innovazione tecnologica e di valorizzazione delle eccellenze.
Agli inizi del secolo, il capitale umano era formato nelle scuole allievi operai. Oggi tocca al mondo accademico e a quello imprenditoriale rilanciare la sfida.
Dall’uso equilibrato delle risorse pubbliche e di quelle private dipenderanno gli esiti di questa sfida e la presenza di grandi player internazionali può portare solo grande beneficio.
A volte, valorizzare l’esistente è azione utile e necessaria, a condizione che a condurla sia una classe dirigente un po’ più colta, un po’ più attenta, un po’ più capace".