"Dopo più di 150 anni di unità, il Paese si trova esposto al rischio di vivere la più grande spaccatura dalla sua nascita. Il disegno è lucido e viene da lontano".

Così Giancarlo Turi, nel suo ultimo intervento sull'autonomia differenziata, e i suoi gravi rischi per il Sud, preannunciati nella Tavola rotonda organizzata dalla UIL di Taranto "Autonomia differenziata. Prove di secessione", lo scorso 29 dicembre con il prof. Gianfranco Viesti docente di Economia applicata all'UNIBA.
Prosegue "L’alfiere della prima ora fu proprio l’ex leader della Lega (all’epoca la denominazione si completava con il suffisso Nord), ma la veste data, anche ideologica, era quella del federalismo.

- La nota di Giancarlo Turi 

La versione federalista rivisitata di Salvini è molto più dura: inutile disperdere le già esigue risorse per riconnettere il Sud (che qualcuno ha definito “una vera zavorra per la crescita del Paese”) al resto d’Italia. Meglio aprire ad un sistema di autonomie che rafforzi la sua parte più ricca ed evoluta, sempre più proiettata ad assumere una dimensione europea. E pazienza se il resto del Paese rischia di affondare nella miseria e nell’inefficienza, magari regalato definitivamente alle diverse mafie che, di fatto, lo governano da decenni.
A questo disegno maldestro, non si sa quanto consapevolmente, aderisce anche la distratta compagine dei 5 Stelle, che deve però, ora fare i conti con un aumentato livello di attenzione sul tema e che, sia pur molto tardivamente, vede nascere un dibattito complesso da affrontare, proprio in quel Sud nel quale il Movimento ha ottenuto un consenso quasi plebiscitario alle elezioni politiche del marzo scorso.
E sarebbe quanto meno paradossale che quel consenso venisse utilizzato per avallare un progetto divisivo che, se finalizzato, potrebbe solo drenare risorse dal Sud (residuo fiscale).
Non è questo il momento politico per aprire un ragionamento sulle riforme di sistema: non c’è il clima giusto!
Questa volta, lo diciamo con grande soddisfazione, uno sparuto gruppo di intellettuali ha lanciato il grido di allarme, accompagnato da un moto che nasce all’interno del Sindacato e che, soprattutto, nella sua declinazione scolastica, la più minacciata dall’infido disegno, inizia ad alzare i toni.
Prima l’economista Viesti, docente universitario molto avvezzo a trattare i temi del Sud e meridionalista della primissima ora e poi il Direttore della Gazzetta De Tommaso sparigliano il campo con analisi argute e coraggiose. Silente, per non dire omissiva, la grande editoria del Nord.
Il Professore e il Direttore mettono da subito in difficoltà il Presidente Emiliano, il cui approccio al tema, in verità, è apparso subito fragile e superficiale; strana l’idea di ampliare il raggio di azione di governo per chi ha mostrato davvero poca dimestichezza nell’ usare quegli strumenti di cui già dispone. Il Governatore si è limitato ad usare il solito frasario d’assalto (coraggio, sfide), senza però cogliere la debolezza del momento del Paese e del Sud in particolare.
Ci saremmo attesi ben altro da lui, magari che si fosse messo alla testa di un movimento antisecessionista che, partendo proprio dalla Puglia, ribadisse la necessità di unificare il Paese, non di dividerlo. 
Non si comprende come una Regione come la nostra, che attraversa una fase di profonda crisi sotto tanti punti di vista, possa aderire al progetto dei “ricchi” e qui, consentiteci, il coraggio non c’entra nulla. Smantellare il sistema solidaristico sul quale si fonda l’Italia della Costituzione Repubblicana ci espone, in maniera esponenziale, al rischio di quell’isolamento, politico e culturale, del quale non abbiamo sicuramente bisogno.
Se qualcuno lo avesse dimenticato (il particolare va doverosamente citato per i protagonisti della vicenda) la Puglia di Vendola, per far fronte ai problemi della disaffezione scolastica (abbandono, inosservanza dell’obbligo scolastico), investì, e la cosa dura a tutt’oggi, ben venticinque milioni di risorse annue. L’Assessore all’Istruzione dell’epoca, che quel progetto concepì (Diritti a scuola), era proprio il Prof. Gianfranco Viesti. Ma, da allora, la situazione non è certo migliorata.
Disintermediazione e separazione geopolitica sono i due temi politici forti proposti dall’anomala compagine di governo; aprire un dibattito ampio e partecipato è il compito che il sindacato si è dato, con l’obiettivo di coinvolgere la società civile in tutte le sue espressioni.
Siamo sicuri che una trattazione puntuale del tema, sostenuta da una forte spinta popolare in grado di mobilitare le persone, a partire proprio dai lavoratori, non potrà che avere importanti effetti aggregativi, dissuadendo il partito della secessione dal perseguire le politiche egoistiche di qualche regione del Nord.
A Sud, il clima sta cambiando e gli incauti innovatori paiono pronti a rimeditare le scelte troppo frettolosamente abbozzate.
Lavoriamo perchè la Puglia possa rientrare tra queste".